INTERVISTA A JOSE’ LUIZ DANTAS

È sotto agli occhi di tutti che la squadra juniores CPS Professional Team sta facendo una superlativa stagione in confronto alla precedente. Settimo team Juniores nella classifica nazionale, con 10 vittorie stagionale e tanti piazzamenti, la squadra ha fatto investimento in tutti suoi settori, sul materiale, sullo staff e sugli atleti per la stagione 2019. Uno di questi investimenti – e sicuramente uno dei segreti del miglioramento della squadra – è il suo preparatore. Si tratta del Dott. José Luiz Dantas, lo stesso preparatore che ha condoto Gabriele Benedetti al sesto posto della categoria juniores nel Mondiale UCI a Innsbruck nel 2018 ed alla vittoria nel Campionato Toscano 2019 al suo primo anno da Under-23. In questo articolo presentiamo una interessante intervista fatta a questo ricercatore universitario e preparatore atletico di esperienza internazionale che ha l’obiettivo di entrare nel ciclismo di alto livello. 

DANTAS -SARRI E BENEDETTI
  • Raccontaci un po’ del tuo percorso nel ciclismo.

Tutto è iniziato da una genuina passione. Dalle uscite in bici che mi facevano sentire il vento in faccia, la fatica e il superamento del limite personale, è nata la voglia di studiare e fare ricerca sul ciclismo. Mentre lavoravo con la ricerca scientifica, dal contatto con i ciclisti professionisti è nata la voglia di allenarli basandomi sul metodo della conoscenza scientifica. Dopo, di risultato in risultato, di gradino in gradino, sono arrivato qui.

 

  • Come sei arrivato in Italia e nel ciclismo italiano?

Da piccolo ero innamorato e avevo il sogno di conoscere l’Italia. Non so spiegare bene il motivo. Il mio coinvolgimento con il ciclismo e questa passione per l’Italia non mi ci hanno fatto pensare due volte quando ho avuto l’opportunità di fare il concorso per un posto di dottorato di ricerca all’Università di Chieti-Pescara. Una volta in Italia, ho avuto la fortuna di incontrare persone competenti all’università e nel ciclismo italiano che mi hanno aperto le porte. Hanno creduto in me quando hanno visto il mio lavoro di preparatore ed i risultati, hanno cercato di darmi opportunità e io ho approfittato di ogni possibilità concessami. Una delle più importanti è stata il compito di preparare Gabriele Benedetti e lavorare assieme al suo staff per tutta la stagione 2018. Questo lavoro ha reso i suoi frutti. Il sesto posto nel Mondiale a Innsbruck e tutta la stagione che io, Benedetti e tutto lo staff intorno lui abbiamo fatto nel 2018 ci ha permesso di lasciare una bella impronta.

  • Com’è lavorare per la CPS Professional Team?

Una buona esperienza. Ho imparato e insegnato tanto. Sono cresciuto ancora. La struttura è buona. Abbiamo praticamente tutto per lavorare e gli atleti sono di buona qualità. Ho la libertà di impostre la preparazione e di far crescere la forma atletica dei ragazzi con responsabilità.

  • Come va la stagione?

Secondo me bene. Stiamo già sorpassando gli obiettivi stagionali prefissati a inizio stagione. Siamo tra i TOPTEN in classifica nazionale. Oltre a Verre, che ha un buon potenziale, tutta la squadra gira bene. Sono già contento, ma voglio ancora di più.

 

  • Come intendi tu l’allenamento?

Come un processo, che deve avere gli stimoli organizzati, ripetuti e logicamente ordinati per portare all’atleta degli adattamenti strutturali, funzionali e psichici, con l’obiettivo di arrivare alla capacità competitiva a breve termine e allo sviluppo progressivo delle capacità fisiche e psichiche a lungo termine. Si deve sempre pensare a livello psicofisiologico, o sia, mai solo al fisico, ma anche alla parte psichica e tecnica dell’atleta. Questo processo deve essere minuziosamente controllato, basandosi il più possibile sulla scienza dello sport, ma ovviamente senza trascurare l’esperienza pratica dei direttori sportivi.

Una metafora per capire meglio come la penso è quella del cieco. Se prendi la mano di un cieco e la muovi disordinatamente, lui non saprà mai in che direzione andare. Ma se gli dai accurati comandi, tirando la sua mano in avanti o spingendola indietro, spostandola a destra o a sinistra, lui saprà precisamente in che direzione andare. Il corpo risponde esattamente così agli stimoli dell’allenamento, devono andare tutti nella stessa direzione.

 

  • Qual è il segreto di una buona preparazione atletica?

Oltre al modo di pensare che ho detto sopra, il segreto è fare attenzione al carico interno dell’atleta. In realtà non sarebbe un segreto perché nella scienza dello sport già sappiamo da più di 10 anni che gli adattamenti che vogliamo dall’ allenamento sono indotti dal livello di stress imposto all’organismo. É il carico interno dell’atleta ciò che determina gli adattamenti specifici, il modo in cui lui percepisce e assorbe il carico di allenamento a livello psicofisiologico. Anche se si lavora con la potenza, che considero la migliore misura di carico esterno nel ciclismo, ciò che é più importante e che porta il risultato è il carico interno, cioé il livello di stress che l’atleta percepisce.

Mi stupisce che il concetto non sia molto diffuso in Italia visto che é stato proprio un scienziato dello sport italiano, il dott. Franco Impellizzeri, a proporre il concetto di carico interno nella letteratura scientifica. Insomma, il segreto è saper controllare il carico interno, dosarlo, saper quando aumentare gli stimoli allenanti, mantenerli oppure diminuirli. Come? Questa informazione vale un contratto di lavoro (sorride).

 

  • Che pensi per il tuo futuro?

A breve termine vorrei venire a vivere in Italia e stare il più a contatto possibile con il ciclismo italiano. A medio termine cerco l’opportunità di poter contribuire per far diventare l’Italia una potenza nel ciclismo a livello mondiale, ancora di piú di quello che già è. A lungo termine lo mantengo in segreto perché è uno dei miei sogni, ma riguarda sempre il ciclismo di alto livello (sorride di nuovo).

e di nuovo).

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